L’Essenza del Cammino

via francigena

di Jule Busch

 

Non è facile partire verso l’ignoto, nemmeno se l’ignoto non è poi così lontano. Non sempre bisogna prendere l’aereo, raggiungere una destinazione lontana o un altro continente. A volte quello strano senso di paura, misto ad agitazione, si trova proprio davanti alla tua porta o a poche ore più lontano.

Decidere di sfidare la Via Francigena, perché in fondo di una sfida si tratta, non è così semplice come sembra. Del resto il pellegrinaggio, in senso classico, è una forma di penitenza e da quella, chi cammina, non ha certo via di scampo. 

Si parte dalle cose più banali: dallo zaino e a cosa metterci. Avrò freddo? Avrò caldo? Mi basterà un cambio per la notte? Rinunci a tutto il superfluo, le donne al trucco, gli uomini al rasoio, tanto per fare un esempio. Perché si sa, meno lo zaino pesa, meno tortuosa sarà la via. Che poi lo scopri solo via facendo, che tra tutti sarà il tuo compagno più fedele, quello che ti rende i passi più pesanti, ma anche quello che nei suoi meandri nasconde la soluzione a ogni problema, e così il tuo cuore sarà più leggero. Di notte te lo tieni vicino e alla mattina lo prepari con cura prima di rimetterti in cammino. Succede persino che la sera lo lasci solo in ostello per andare a cena e un po’ ti dispiace perché ormai fa parte di te. 

Se decidi di fare un cammino, prima hai sempre paura. Ma solo finché non parti. Pioverà? Dove dormirò? Avrò dolori? Ce la farò? A ogni domanda troverai la risposta, ma solo strada facendo. Avrai anche molte domande nuove. E probabilmente, almeno una volta al giorno, ti dirai “ma chi me l’ha fatto fare? Tra l’altro, giusto per confermare ogni mito: i dolori ci sono, altroché. Ad ogni fine tappa ne scoprirai uno nuovo che diventerà una specie di compagno di viaggio. Del resto non hai molte scelte e allora ti rassegni e lo accetti per quello che è: il testimone della tua stessa scelta di partire. 

Dopo poco, cioè dopo tanti chilometri ma poco tempo, smetti anche di guardare l’orologio, di contare i chilometri, di pensare a cosa hai lasciato alle tue spalle. Un po’ per stanchezza, un po’ per la gioia di aver scoperto che in fondo puoi fare tutto e che molte cose fanno paura solo da lontano, semplicemente perché non le conoscevi a fondo. Te stessa in primis. 

Non importa più se sei spettinata o struccata, importa che trovi un fornaio aperto alla mattina per procurarti il pranzo, un thè caldo in un bar qualsiasi di periferia o un sasso asciutto lungo la via dove sederti un attimo. Dove e con chi dormirai in stanza non ha più alcuna importanza; un bicchiere di vino a fine tappa ti rimetterà al mondo e le scarpe piene di fango fuori dalla porta ti daranno un senso di gratitudine. 

Se poi sei fortunata trovi una compagnia di viaggio, qualcuno che ti spinge quando vorresti mollare, qualcuno che capisce i tuoi silenzi quando ti cammina accanto o ascolta un pezzo della tua vita senza giudicare. 

Troverai paesaggi che ti lasceranno senza fiato (letteralmente), fango o polvere secondo la stagione e sentirai il bisogno di aiutare qualcuno, anche il più sciocco sconosciuto o il desiderio di accendere un lumino in chiesa. Avrai il sonno genuino e la curiosità dei bambini e forse (ma questo vale solo per i più fortunati) qualcuno che ti legge una poesia mentre il vento soffia sul tuo stupore. 

Avrai trovato degli amici e nuove storie da raccontare, ma capirai presto che nemmeno lo scatto più bello di un’alba a sorpresa sulla cresta di una collina potrà rendere giustizia al tuo vissuto. Ti guarderanno, useranno parole come “bello” o “incantevole”, un po’ saranno anche invidiosi, ma non potranno mai capirti perché il suo segreto, il Cammino, lo rivela solo a chi lo percorre.

 

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